HT Classical è lieta di annunciare per il 2024 il ciclo di concerti “100 Essential Opera…Arias, Songs, Overtures, dedicati alla lirica e al melodramma, che vede come protagonista la produzione del Settecento, dell’Ottocento e del primo Novecento

“O molto illustre Achille, o degli Achei
Somma gloria immortal, su via, qua vieni,
Ferma la nave; e il nostro canto ascolta.
Nessun passò di qua su negro legno,
Che non udisse pria questa che noi
Dalle labbra mandiam, voce soave;
Voce, che inonda di diletto il core,
E di molto saver la mente abbella…”
Odissea Libro XII
Questo passo dell’Odissea ci parla della capacità della musica di creare un rapimento estatico in grado di soggiogare l’ascoltatore, limitandone la razionalità. L’idea che la musica abbia una natura fortemente seduttiva si ripresenta più volte, sia nella letteratura, che nel pensiero filosofico. Si pensi ad esempio a Platone, che pur riconoscendo la capacita educativa della prassi musicale, avverte il pericolo che l’arte dei suoni possa far perdere al giovane la dimensione etica; Nietzsche, ne “La nascita della tragedia” ritiene la musica arte del dionisiaco, Brecht mette in guardia dal suo ruolo seducente e nell’opera “La menzogna di Ulisse” racconta di come il prode eroe di Itaca, nell’episodio delle sirene, pur non avendo udito alcun canto finga di fronte ai suoi compagni per suscitare la loro invidia. Anche Kafka si interessa al mito omerico, interpretando la voce delle sirene come puro silenzio, la pausa, che alla fine altro non è che un aspetto della musica stessa. Il suono, quindi, nella sua accezione più generale rapisce, al di là di ogni parola. Anche nel melodramma, fin dalle sue origini, il suono è stato privilegiato alla parola. Questione ancora oggi irrisolta nonostante l’impiego dei sottotitoli in tutti i teatri d’opera del mondo. D’altronde non vi sono dubbi: allo spettatore interessa ascoltare il fraseggio, la linea melodica, non il testo. Non a caso le espressioni usate nei libretti d’opera ci mostrano un linguaggio anacronistico, a volte eccessivo, anche perché l’intento dei compositori era quello di evocare nel pubblico delle emozioni forti sottolineate da parole che rimanessero nella mente dello spettatore. Il suono generato dalla voce, inoltre, porta con sé una materialità diversa da quella prodotta dal timbro degli strumenti, poiché la voce è contemporaneamente eterea e materiale, sensuale e tecnica essendo il risultato di un processo fisico che emerge dalla cavità risonante del corpo umano. Come dice Giovanni Piana, filosofo della musica: “La voce ha origine nella bocca. Essa, dunque, non proviene da una cosa. dalla pienezza: vi è qui un richiamo al vuoto, piuttosto che al pieno. Il suono risuonante nella caverna proviene dalla caverna, e così la voce ha origine dalla vuotezza attraversata dal respiro”. La voce è quindi espressione di un soggetto specifico che si fa avanti sulla scena e libera un canto che si diffonde nello spazio sonoro del teatro e poi scompare quando l’artista interrompe la fonazione. Suono ammaliante che per la sua natura fisica e sensuale ti rapisce come il canto di una Musa e di una Sirena.
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Biblioteca Primoli, una storia affascinante…
La Biblioteca del Conte Giuseppe Primoli è uno dei rari interni in stile eclettico ancora visibili a Roma. Studioso, collezionista, bibliofilo e fotografo, Gegé Primoli fu uno dei personaggi più vivaci della Roma di quel periodo: impegnato a tal punto da diventare figura di spicco, uomo raffinato più che dandy e con il solo talento di avere un grande gusto letterario, fu sicuramente il punto di contatto più diretto tra la Parigi della Belle Epoque e la Roma dannunziana.
Un occhio curioso, un uomo mondano. Discendeva dai napoleonidi, essendo sua madre Charlotte Bonaparte (1832 – 1901), figlia di Carlo Luciano Bonaparte e di Zénaïde Bonaparte. Visse a Parigi durante il Secondo Impero, tra il 1853 e il 1870, dove frequentava molto spesso il salotto della zia, principessa Matilde Bonaparte, in rue de Berry o, d’estate, nella tenuta di Saint-Gratien. E’ così che ebbe modo di incontrare tutti o quasi gli scrittori e i poeti più celebri del tempo (Ernest Renan, Théophile Gautier, i Goncourt, François Coppée) e strinse amicizia con molti di loro. Così, quando si trasferì a Roma, importò questo piglio salottiero e frequentò tutto il bel mondo della Roma decadente: frequentava gli ambienti intorno alla rivista «La Cronaca Bizantina» e al giornale «Il Capitan Fracassa»; divenne amico di Enrico Nencioni, di Cesare Pascarella, di Arrigo Boito, di Giuseppe Giacosa; fu amico e confidente di Gabriele D’Annunzio, fotografò anche sua moglie Maria Hardouin e suo figlio Mario.



Si interessò subito alla fotografia e al collezionismo librario, cominciando a raccogliere i libri provenienti dalle biblioteche della sua vasta parentela romana e francese , da quelli scritti o posseduti dai suoi diretti ascendenti (i bisnonni Luciano e Giuseppe Bonaparte, il nonno Carlo Luciano, la nonna Zenaide, il prozio Luigi, lo zio cardinale Luciano, la zia Giulia, la stessa sua mamma Carlotta, la zia Mathilde) a quelli degli altri numerosi napoleonidi romani, i Campello, i Gabrielli, i Ruspoli, i Valentini, i Del Gallo di Roccagiovine, i Borghese. A questi si aggiungono incunaboli, cinquecentine, edizioni preziose del ‘600 e del ‘700, innumerevoli testi dell’800, quasi tutti in edizione originale. Non si lasciava sfuggire alcuna occasione, a Roma e a Parigi soprattutto ma anche altrove e nelle librerie, nelle vendite pubbliche o di beneficenza, dagli antiquari, per comprare volumi su volumi. Molti altri libri poi li riceveva in dono dai suoi numerosissimi amici scrittori, francesi e italiani, pubblicati nel mezzo secolo che va dal 1875 alla sua morte (1927).
La biblioteca si compone di stanze molto ampie: la prima, una sorta di corridoio ingresso con le pareti coperte di libri, e una seconda, attraverso cui si entra tramite una porta dalle facce di medusa, è un salone diviso a metà da una balaustra in legno. Le sale sono tutte rivestite di scaffalature sormontate da una serie di vedute di Roma, tele settecentesche di scuola vanvitelliana, con boiseries, loggette, balaustre, transenne, soffitti a cassettoni, festoni e liste di nomi, in caratteri cubitali dorati, di scrittori e personaggi di tutti i tempi e paesi, un ritratto di donna ad olio, leonardesco o luinesco (che rappresenta una Gioconda nuda), e ancora busti antichi in marmo o più moderni in gesso.
Fotografo per diletto e collezionista per divertimento, fu abbastanza ricco da permettersi di restaurare e ampliare, tra il 1904-1911, il suo Palazzo romano di Via Zanardelli dall’architetto Raffaello Ojetti. Qui, oltre a collezionare libri, cominciò a raccogliere oggetti, quadri, statue, suppellettili, reperti archeologici e qualsiasi tipo di memorabilia che riguardasse la sua ramificatissima famiglia materna, dal I al II Impero.
Per testamento istituì la Fondazione Primoli, che gestisce la Biblioteca, l’Archivio e il Gabinetto Fotografico. La collezione di oggetti napoleonici, oggi Museo Napoleonico, fu invece donata al comune di Roma.
Palazzo Primoli ebbe anche un altro ospite illustre: Mario Praz visse all’ultimo piano di questo palazzo dal 1969 fino alla morte avvenuta nel 1982.





Aula Magna della Facoltà Valdese di Teologia…
La Facoltà di teologia, fondata nel 1855, è una scuola a livello universitario dove si preparano i ministri che avranno cura pastorale nelle chiese, con lo studio della Bibbia, delle dottrine fondamentali del Credo e della storia della chiesa.
Attualmente a Roma mantiene queste finalità ma ha sviluppato negli ultimi tempi un programma di formazione per persone interessate alla riflessione teologica. L’iniziativa ha ottenuto grande successo.
Dispone di una ricca biblioteca specializzata in teologia protestante e storia dell’evangelismo italiano.





Stage Manager: Giovanni Del Monte
Pianoforte: Mirco Roverelli, Luigi Carroccia, Beatrice Vergura
Soprano: Cristina Piperno, Costanza Fontana
Mezzosoprano: Stefania Colesanti
Baritono: Patrizio La Placa
Ensemble: Piano Trio Parsifal, Ars Trio
Direzione Artistica: Mirco Roverelli, Cristina Piperno, Stefania Colesanti
Produzione Esecutiva: Giovanni Del Monte
Segreteria di Produzione: Dr.ssa Sandra Cappello