“NOTE D’INVERNO” 2023

St. Paul Within the Walls

3 Dicembre 2023 Ore 20:40

La rassegna “Note D’Inverno” anche quest’anno, grazie agli strepitosi Esecutori di HT Classical Baroque Soloists e agli Artisti del Coro di HT Classical Baroque Choir, ha rivolto uno sguardo attento e sempre pronto al riconoscimento di due straordinarie e geniali menti come Michel Corrette e Johann Sebastian Bach. Il pubblico ancora una volta si è immerso in una delle Messe Luterane di Bach, un uomo che creava 1200 ore di musica all’anno e che ha gettato fondamenta e architetture della grande musica classica in una quantità tale da essere destinate a condizionarne senza dubbio forma e sviluppo, un po’ come la rete delle strade dell’Impero Romano, che noi ancora oggi percorriamo e che ha avuto un influsso determinante su tutte quelle che successivamente sono state costruite nei territori in cui ha dominato.

MICHEL CORRETTE

Per gli organisti il nome di Michel Corrette riporterà alla grande tradizione della musica d’organo francese, dal XVII secolo ai giorni nostri. Michel era figlio di Gaspard Corrette, un organista di Rouen, città dove Michel nacque il 10 aprile del 1707 e che lascerà a tredici anni per proseguire la sua formazione musicale a Parigi. Possiamo ipotizzare, tra le poche notizie rimasteci della sua vita, che tra i suoi insegnanti vi fossero due importanti rappresentanti della scuola organistica francese del tempo, Louis Marchand e Jean- François Dandrieu. Al suo strumento d’elezione Corrette dedicherà tre libri per organo (1737, 1750, 1756), un libro di Noëls, cioè brani natalizi, per organo o clavicembalo (1740 circa), sei concerti per organo o clavicembalo (1756), dodici Offertoires (1766) e Pezzi in un nuovo genere (1787), più altre sillogi perdute, tra cui un secondo libro di Noëls. Oltre la sua perizia all’organo, che lo portò per un lunghissimo periodo, tra il 1737 e il 1790, a ricoprire l’incarico di organista della chiesa di Sainte Marie du Temple e, dal 1758 al 1761, anche presso il Grand Collège dell’Ordine dei Gesuiti di Parigi, Corrette condivideva con molti musicisti barocchi la versatilità nella pratica di vari altri strumenti. Questa competenza lo indirizzò all’attività didattica sia come docente, sia come autore, nell’arco che va dal 1738 al 1790, di ben diciassette metodi per i più vari strumenti: dal violino al violoncello, dall’arpa alla chitarra, dal canto alla viola da gamba e, ancora, dalla viola al violoncello, al contrabbasso, dall’oboe al fagotto, ai flauti a becco e traversiere e al clavicembalo, senza trascurare strumenti di uso più popolare, ma nobilitati in alcune sue opere, come il mandolino e la ghironda. Il successo di questi metodi è testimoniato dalle numerose ristampe. Nel 1727 pubblica le sue prime raccolte di sonate per violino, flauto, corno e basso continuo, nonché per ghironda o musette, strumenti che, per le loro sonorità arcadiche, erano alla moda presso l’aristocrazia parigina. Michel Corrette iniziò la sua carriera professionale come compositore teatrale: dal 1732 al 1739 fu “Maïtre de Musique”, delle Foires Saint-Laurent e delle Foires Saint-Germain. Per questi teatri della Fiera parigina scrisse i suoi celebri venticinque “Concertos Comiques” così chiamati perché venivano eseguiti come musica in scena nelle Opéras Comiques. Corrette fu un compositore assai prolifico, scrisse opere per organo, sonate e concerti per vari strumenti, opere sacre (mottetti, messe, salmi) e vaudevilles, con un occhio sempre attento alle suggestioni provenienti dal tessuto musicale popolare, magistralmente elaborate con la competenza teorica e tecnica del musicista totalmente padrone dell’arte. L’insieme della sua opera ci fa comprendere meglio l’evoluzione della prassi esecutiva e del gusto musicale nella Parigi del suo tempo. Se prendiamo l’esempio delle sue opere per clavicembalo, notiamo che il suo primo libro (1734) è ancora vicino alla scrittura di Couperin (suites di danza con titoli), mentre gli otto libri successivi, I Divertimenti del Parnaso (1749-1772), si evolvono in una progressione che inizia con un metodo per principianti (Libro I) per poi orientarsi verso le variazioni sui temi dei Concertos Comiques (Libro II), poi alle trascrizioni di arie famose (Libro III, IV, VI) e, infine, alle riduzioni di marce militari e di ballate alla moda (Libro VIII). Si aggiungano le sonate per clavicembalo con accompagnamento di violino (1742) e i Divertissements per clavicembalo o fortepiano (1779) che presentano anche l’uso di cluster come descrittiva onomatopeica per colpi di pistola. Non meno importante fu la sua attività editoriale, per la quale riuscì ad accaparrarsi privilegi esclusivi.
Sostenitore del Gout Italien nel perenne conflitto con lo stile francese che caratterizzò il dibattito musicale d’oltralpe tra XVII e XVIII secolo, pubblicò il Catalogue de la musique italienne con varie opere di compositori italiani. La sua fascinazione per la musica italiana è testimoniata anche dal salmo Laudate Dominum (1765), creato da Corrette sui temi della Primavera di Antonio Vivaldi.
Durante un suo viaggio in Inghilterra, rimase particolarmente colpito dai concerti per organo di Handel ottenendone l’autorizzazione per stamparli a Parigi. Una vivace curiosità per i fatti del suo tempo, non solo musicali, portò Corrette a pubblicare una raccolta, purtroppo perduta, di canti degli insorti, dopo la Rivoluzione del 1779. Morì il 21 gennaio del 1795.

Le sei sinfonie natalizie edite come Six Symphonies / en Quatuor / contenant les plus beaux / NOËLS / Francois et Etrangers / avec des Variations / pour un 1r Violon ou Flute, un 2e Violon, /Alto et Basse Chiffree. / Ces Noels se peuvent executer a grand orchestre, / a l’Office Divin (Sei Sinfonie a quattro, sui più bei Canti Natalizi francesi e stranieri, per Violino primo o Flauto, Violino secondo, Viola e Basso Continuo. Questi brani natalizi si possono eseguire anche con grande orchestra per l’Officio Divino)., furono pubblicate nel 1781 come parti staccate etichettate: Violino Primo, Violino Secondo, Alto e Organo. In base a questa indicazione l’ensemble ha preferito un organico di soli archi (anche per l’ampiezza di registro del violino primo e la scrittura con frequenti accordi, non praticabili col flauto), con l’organo come strumento di basso continuo.
Come organista presso la chiesa di Sainte-Marie-du-Temple, Corrette si trovava a dover comporre musica per le celebrazioni delle festività, tra cui una delle più amate era quella del Natale. In questa funzione, come accompagnamento all’Ufficio Divino, aveva già scritto dei Noëls per organo, ispirandosi, come caratteristica di molte sue altre composizioni, al patrimonio popolare dei canti natalizi, alcuni dei quali noti in Francia già dal XVI secolo. Tra i noëls vi erano spesso dei contrafacta, cioè parodie, di famosissimi brani profani, cui si sostituiva il testo con liriche appropriate all’occasione. Questi, spesso eseguiti anche tra le mura domestiche, erano così immediatamente riconoscibili, e forse cantati, da tutti i fedeli durante le funzioni. Lo stesso modello è alla base delle Six Symphonies, con una scrittura più elaborata. Organizzati i Noëls come movimenti delle sinfonie, troviamo, insieme all’indicazione di ogni tempo (andante, allegro, moderato, etc…) anche il titolo della popolare chanson da cui è tratta la melodia (Bergers allons voir dans ce lieu, Joseph est bien marié, Une jeune pucelle, etc…). L’impalcatura dei vari movimenti prevede l’esposizione del tema del Noël seguito spesso da variazioni, da eseguire solisticamente. L’elaborazione di questi popolari Noëls era prassi diffusa nel barocco francese: M.A.Charpentier li aveva utilizzati nella sua Messe de Minuit pour Noël (1694) e per i suoi Noëls sur les instruments, ma erano stati impiegati anche da altri rinomati compositori come Gigault (1682), Raison (1714), Delalande (1715), Daquin (1757), Dandrieu (1759) e altri. Corrette “allarga” la visione geografica e stilistica introducendo motivi provenienti da altri paesi. Troviamo infatti dei movimenti denominati Noël Polonais (symph.2), Noël Allemand e Noël Américain (synph.4), Noël Suisse (symph.5), quest’ultimo, a sua volta basato sul tema della Mantovana, celebre melodia italiana del XVI secolo. Inoltre il Noel Allemand della III sinfonia è il popolare inno della Chiesa Tedesca Lobt Gott, ihr Christen alle Zeit, mentre il sesto movimento della stessa sinfonia è l’inno latino Puer nobis nascitur. Spesso giudicato dal suo Tempo un compositore leggero e compiacente verso i gusti del pubblico, Michel Corrette dimostra, anche in queste sinfonie, di saper maneggiare i temi popolari conferendogli al contempo, attraverso la sua padronanza tecnica e il suo spirito costruttivo, grazia e potenza, semplicità ed eleganza, interpretando la richiesta che la sua Parigi sollecitava mentre, in filigrana, maturavano i tempi del cambiamento epocale della Rivoluzione Francese.

LE “MESSE LUTERANE” DI JOHANN SEBASTIAN BACH

Tra il 1737 ed il 1738, superata da poco la soglia dei 50 anni, Bach scrive quattro messe brevi, o per meglio dire, riadatta delle sue precedenti cantate sul testo latino del solo Kyrie e del Gloria. Il termine “Messe luterane” seppure indichi queste quattro messe è improprio, dato che il testo latino consentiva anche l’esecuzione nelle liturgie cattoliche.

Peculiarità di queste messe bachiane è l’avere attinto da altre proprie composizioni preesistenti: di fatto un’autocitazione. L’arte della parodia in Bach è molto presente dato che il compositore, molto prolifico, più volte ha ripreso proprie composizioni per riadattarle a nuovi testi.

La messa in sol minore BWV 235, probabilmente la più bella tra le quattro composizioni, riprende, per il Kyrie la cantata deine Augen sehen nach dem Glauben BWV 102, per il Gloria la cantata Alles nur nach Gottes Willen BWV 72, per le arie del basso, del mezzo e del tenore e il coro finale Cum Sancto Spiritu la cantata Es wartet alles auf dich BWV 187.

Interessante osservare come il lavoro di riadattamento della musica al testo raggiunga la perfezione, quasi come se la musica fosse stata composta originariamente per quel tipo di testo.

Altra caratteristica della messa è la pregnanza della linea melodica, sia essa cantata, sia essa eseguita dagli strumenti. Non esiste infatti un confine tra il canto e gli strumenti, ciò che conta è la melodia, che, tramite il testo, respira sia attraverso la voce umana, sia attraverso lo strumento ad arco o a fiato. Ciò fino al punto che l’intera composizione è permeata da un continuum che passa dalla voce agli strumenti senza soluzione di continuità in una mirabile fusione di incredibili intrecci contrappuntistici.

LE QUATTRO CENERENTOLE”

Le Messe Luterane di Bach. “Le quattro Cenerentole.”
Quattro Messe, in fa maggiore, la maggiore, sol minore e sol maggiore, con le sole sezioni del “Kyrie” e del “Gloria”, composte probabilmente negli anni ’30 del XVIII secolo, altrimenti note come Messe Luterane.
Nella Germania protestante, infatti, l’Ordinarium della Messa continuava ad essere musicato, anche se spesso ridotto ai soli Kyrie e Gloria. La funzione si concludeva quasi sempre dopo il Sermone. Il Credo e il Sanctus venivano eseguiti in musica solo in occasioni di particolare solennità. Successivamente l’introduzione della Cantata accelerò la trasformazione della struttura tradizionale del servizio liturgico; il tedesco prese il posto del latino e la straordinaria valenza espressiva (non solo musicale ma anche letteraria e spirituale) delle nuove composizioni, fece di questa forma il vero punto focale della celebrazione religiosa. La tradizione dell’esecuzione di alcuni brani latini rimase confinata solo ad alcune festività particolari: il Kyrie nella Prima Domenica d’Avvento e alla Festa della Riforma, il Gloria a Natale e il Sanctus a Natale, Pasqua e Pentecoste. A distanza quindi di due secoli dalla Riforma, nella Germania luterana, convivevano ancora nella liturgia della Messa ancora diversi aspetti e retaggi del passato. Questo accadde anche perché la liturgia stessa è una materia viva, tutt’altro che rigida, e si plasma e si sviluppa modificandosi continuamente: infatti ancora nella Lipsia della prima metà del XVIII secolo, convivevano la lingua tedesca e quella latina, quest’ultima riservata specialmente alle occasioni più solenni e ai momenti di preghiera lasciati più intatti dalla Riforma.

In questo clima nacquero, dunque, quasi come figlie di un Dio minore, queste quattro messe.

Non ebbero una fortuna critica favorevole. Lo stesso Albert Schweitzer, appassionato e competente biografo di Bach, nel suo “Il musicista poeta” le liquida come opere frettolose del compositore tedesco scritte per omaggiare l’elettore di Sassonia, di cui nel 1736 diventava compositore di corte, affermando: “… comunque Bach aveva tanta fretta di mostrare la sua gratitudine che non volle perdere tempo a scrivere delle composizioni originali e mise insieme queste messe valendosi quasi esclusivamente di frammenti di cantate. Queste manipolazioni sono fatte in modo molto superficiale ed il maestro non si è curato neppure della declamazione. In tal modo il valore artistico di queste messe brevi viene ad essere molto diminuito.”

John Eliot Gardiner, a sua volta, neanche si perita di citarle. In quella che può e deve essere considerata un’opera imprescindibile per conoscere l’universo di Bach, “La musica nel castello del cielo”, dedica un intero capitolo alla Messa in si minore, un capitolo di quasi 50 pagine dal titolo “L’abitudine alla perfezione”, introdotto da una citazione di Antoine de Saint-Exupery che così recita: “Si direbbe che la perfezione sia conseguita non già quando non c’è più niente da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere”, quasi, indirettamente, a voler screditare le piccole messe luterane le quali, invece, proprio per la loro essenzialità, brillano – o non brillano – proprio per la loro ricercata povertà elementale.
E del resto, è lo stesso Gardiner che, nel difendere dall’accusa di “staticità”, mossa da parte della critica, alla grande Messa in Si Minore, ci fornisce la risposta per “riabilitare” le piccole messe luterane, quelle che noi abbiamo soprannominato con amorevole stima nei confronti del Kantor di Eisenach, le Cenerentole della produzione bachiana.

Scrive, il musicista e scrittore inglese, che “E’* solo nell’esecuzione che l’essenziale mobilità di significato della sua musica può liberarsi ed essere accettata”. La Messa di Bach, il lavoro di Bach preferiamo dire noi, “può sostenere ripetuti «esperimenti» durante l’esecuzione “dimostrando la sua consuetudine alla perfezione”.
La sua innata e peculiarissima attitudine alla sperimentazione, all’autocorrezione, all’autodefinizione, la “consuetudine alla perfezione”, per l’appunto, è frutto di un processo creativo, un flusso inarrestabile e mai arrestato dal musicista di Eisenach fino all’esalazione del suo ultimo respiro, la ritroviamo proprio e direi soprattutto, nelle Messe Luterane.

Infatti, se l’accusa principale ad esse rivolta è quella dell’utilizzo, più o meno esplicito, di materiale precedente già composto ed eseguito, è facile sostenere una volta decretata e certificata la “consuetudine alla perfezione” del compositore tedesco, la validità del lavoro creativo di Bach, compiutamente inserito in quell’inarrestabile flusso creativo, volto alla ricerca della perfezione, di cui abbiamo parlato.

In questo contesto, ben si può accettare che i 24 momenti delle 4 Messe, (uno per il Kyrie e cinque per il Gloria, che però risultano diversamente distribuiti), non vengano considerati originali.
Ricerca della perfezione, dunque, operazione virtuosa che si rinnova ad ogni esecuzione per mano dei musicisti, nei secoli dei secoli, ci verrebbe da dire.
Non si sa quando esattamente vennero eseguite (sicuramente nel terzo decennio del XVIII secolo). Sappiamo però che stante la centralità liturgica del Kyrie e del Gloria (l’ordinario in latino) è molto probabile che Bach poté avvalersi della prima e della seconda cantoria dei Thomaner di Lispia; in tutto, dunque, circa settanta elementi.

La forma è quella della Cantata (con alternanza di cori e arie solistiche) e gli elementi tematici, come detto, sono presi da proprie composizioni precedenti, utilizzando la forma della “parodia”, tecnica ampiamente utilizzata nei secoli precedenti e che in Palestrina e Orlando di Lasso ebbe i suoi principali interpreti. Bach la nobilita in queste composizioni utilizzando materiale precedente e rinnovandolo in nuovi ritmi e mutazioni. Come il lavoro sulla lingua: la trasposizione dal tedesco in latino del testo comportò un’operazione di adattamento nelle rigide coordinate della lingua ecclesiastica per eccellenza del libero e “selvaggio” idioma teutonico. Per quanto riguarda la pronuncia del latino, recenti studi hanno poi dimostrato come nella prassi della pronuncia di questa lingua nella musica del XVIII secolo, nei paesi di lingua tedesca si fosse consolidata una dizione differente dal latino ecclesiastico in uso in Italia.

Insomma, altro che composizioni minori, frutto di una fredda logica ispirata da convenienza mercantile e compiacente; anche queste quattro composizioni, trattate spesso come Cenerentole all’interno del vastissimo repertorio bachiano, rappresentano una pietra miliare del percorso del compositore tedesco, la cui ispirazione e genialità, anche in questo caso, lo colloca in quella augusta ed infima minoranza capace, come definita da Claude Lévi-Strauss, di emettere quei messaggi che “fa del creatore della musica un essere simile agli dèi, e della musica stessa il supremo mistero delle scienze dell’uomo, quello nel quale esse inciampano, e che custodisce la chiave del loro progresso”.

Un mistero celeste “la storia di Bach”, che finisce per precipitarci in un oceano iridescente di musica perché ognuno, in fondo, in mancanza della verità, o grazie a tale assenza, ha un proprio Bach personale nel proprio cuore e nella propria mente. Come detta la nozione ebraica, solo un fenomeno fisico come il suono della musica, può provocare la presenza dell’invisibile.

HT Classical è impegnata in uno stimolante progetto teatrale e musicale, grazie al geniale contributo degli Scrittori Mario e Daniele Sesti stiamo realizzando una sceneggiatura per un’opera di finzione dal titolo “A whiter shade of Bach” in cui cercheremo di svelare alcune delle cose di cui abbiamo parlato e soprattutto chi fosse davvero Bach, un uomo che creava 1200 ore di musica all’anno e che ha gettato fondamenta e architetture della grande musica classica in una quantità tale da essere destinate a condizionarne inevitabilmente forma e sviluppo, un po’ come la rete delle strade dell’Impero Romano, che noi ancora oggi percorriamo e che ha avuto un influsso determinante su tutte quelle che successivamente sono state costruite nei territori in cui ha dominato.

La realizzazione di questo spettacolo teatrale vedrà la luce nel prossimo anno.

Giovanni Del Monte
Daniele Sesti

PROGRAMMA:

MICHEL CORRETTE (1707-1795)

LES SYMPHONIES EN QUATUOR CONTENANT LE PLUS BEAUX NOELS
Sinfonia “III” in Sol maggiore
Violino primo, Violino secondo, Vola e Basso Continuo

Moderato – Quand je m’éveillai et eus assez dormi
Andante – Vous qui désirez sans fin
Largo – Noël allemand
Allegro – Noël de St. Cyr
Allegro – Cette journée
Moderato – Puer nobis nascitur
Allegro – Chantons je vous prie
Allegro – Joseph est un bon compagno

Sinfonia “V” in La minore
Violino primo, Violino secondo, Vola e Basso Continuo

Moderato – Chantons je vous prie Noël hautement
Andante – Bergers allons voir dans ce lieu
Allegro – Joseph est bien marié
Majeur – Un jour Dieu se résolut
Allegro – Michau qui causoit ce grand bruit
Adagio – Or, nous dites, Marie
Vivace – Chantons de voix hautaine
Allegro – Noël suisse

JOHANN SEBASTIAN BACH (1685 -1750)

Missa Brevis (Lutheran Mass) BWV 235 in Sol minore
1 – Coro: “Kyrie eleison”
Basato sul coro di apertura della cantata Herr, deine Augen sehen nach dem Glauben BWV 102
“Assicurati che il tuo timore di Dio non sia ipocrisia”

2 – Coro: “Gloria in excelsis”        
Basato sul coro di apertura della cantata Alles nur nach Gottes Willen BWV 72
“Tutto è secondo la volontà di Dio”

3 – Aria (baritono): “Gratias”  
Basato sull’aria Darum sollt ihr nicht sorgen, quarto movimento della cantata Es wartet alles auf dich BWV 187
“Non dovresti preoccuparti di questo”

4 – Aria (alto): “Domine Fili”
Basato sull’aria Du, Herr, du krönst allein das Jahr, terzo movimento della cantata Es wartet alles auf dich BWV 187
“Tu, Signore tu solo coroni l’anno”

5 – Aria (tenore): “Qui tollis – Quoniam”      
Basato sull’aria Gott versorget alles Leben, quinto movimento della cantata Es wartet alles auf dich BWV 187
“Dio provvede a tutta la vita”

6 – Coro: “Cum Sancto Spiritu”    
Basato sul coro di apertura della cantata Es wartet alles auf dich BWV 187
“Tutto ti sta aspettando”


POST PRODUZIONE

NOTE D’INVERNO 2023

Cast:

Stage Manager: Giovanni Del Monte
Direttore d’Orchestra: Angelo Coccìa
Coro: HT Classical Baroque Choir
(Concertisti/Ripienisti)
Soprani:
Roberta De Nicola
Sara Fiorentini
Contralti:
Fabiola Pereira
Elena Zevini
Tenori:
Paolo Foti
David Sotgiu
Bassi:
Giuliano Mazzini
Andrea D’Amelio

Informazioni Ensemble:

Ensemble: HT Classical Baroque Soloists
Oboe: Paolo Pollastri*, Carolina Pace
Violini primi: Valerio Losito*, Valentina Nicolai*, Maria Carola Vizioli
Violini secondi: Ana Liz Ojeda*, Mayah Kadish, Pietro Meldolesi
Viola: Gianfranco Russo
Violoncello: Marco Ceccato*
Contrabasso: Marco Contessi
Organo: Andrea Coen

*prime parti, soli

Team di produzione:

Produzione Esecutiva: Giovanni Del Monte
Coordinamento Artistico: Giovanni Del Monte
Segreteria di Produzione: Dr.ssa Sandra Cappello
Strumenti Storici e Allestimento: Romeo Ciuffa Cembali&Organi
Audiomaker e rilevazioni della riverberazione: Ing. Francesco Conversi
Reportage Fotografico e Produzione Grafica: Tommaso Sesti
Progetto e Coordinamento Editoriale: Eraclea Edizioni