La musica è una matematica misteriosa i cui elementi partecipano dell’Infinito. È responsabile del movimento delle acque, del gioco di curve descritte da mutevoli brezze; nulla è più musicale di un tramonto! Per chi sa guardarlo con emozione, è la miglior lezione di sviluppo scritta in quel libro non troppo frequentato dai musicisti che è la Natura… Guardano sui libri, attraverso i maestri, sollevando devotamente quella vecchia polvere sonora; va bene, d’accordo, ma l’arte potrebbe essere più lontano! (Achille Claude Debussy)
LA POETICA DELLA FLUIDITA’
Nel secolo XIX, anche in Francia si diffonde il concetto del Romanticismo che verrà espresso con la musica o altre manifestazioni artistico-culturali, ma in modo diverso, ovvero…più alla francese; per usare una loro stessa terminologia “più superficiale”. Il temperamento francese è infatti più portato a non esagerare nelle cose e di queste, cogliere soltanto la parte più divertente o meglio, più mondana evitando che lo spirito “fanatico” o troppo “impegnato” oltrepassi i limiti del buon gusto, della misura e delle buone maniere.
In questo periodo troviamo a Parigi, una grande quantità di correnti musicali tutte derivanti l’una dall’altra in un continuo gioco di reciproche influenze; è la Francia della Belle Epoque (la Bella Epoca) in cui la gente, evitando volutamente i problemi di carattere sociale, si vuole godere la vita in uno sfavillio di luci, colori e musica che fanno da coreografia a questo particolare momento.
La Rassegna Il Salotto, l’Accademia, la Lingua…Venerdì in musica a Palazzo Primoli in una cornice raffinata ed evocativa attraverso una serie di concerti a tema affronterà, attraverso la interpretazione di Artisti straordinari, il problema del rapporto tra musica e parola, tra linguaggio dei suoni e linguaggio verbale e di come nel XIX secolo la classificazione ancora largamente sostenuta almeno nel secolo precedente, persino da Voltaire, secondo la quale tra le arti in vetta c’è la poesia e al livello più basso la musica, fosse destinata non tanto ad un capovolgimento quanto ad un sovvertimento radicale che avrebbe visto musica e poesia in una situazione di complicità e di stretta relazione non più scindibile. Molti pensatori in particolare del Settecento Francese avevano già messo questo tema al centro della loro riflessione aprendo nuove strade non solo all’estetica musicale ma a tutto il pensiero estetico nella sua globalità.
Nella seconda metà dell’800, in Francia nasce un movimento letterario denominato: “Naturalismo” che trae fonte di ispirazione dall’ambiente di emarginazione, presente nei bassifondi parigini. Teorico del Naturalismo francese e massimo rappresentante fu Emile Zolà. Anche se precursore, celeberrimo è stato, tra gli altri, Victor Hugo con il romanzo “I Miserabili”.
DOUCE FRANCE da Emmanuel Chabrier a Édith Piaf
Questo secondo concerto denominato appunto “Douce France” è stato pensato come un interessante viaggio musicale che parte da un interrogativo essenziale ossia, come si ascoltava la musica di Debussy? La domanda, nella Parigi di inizio Novecento, era all’ordine del giorno. Ma siamo davvero certi che non resti attuale anche per il pubblico odierno? Molte delle difficoltà fruitive descritte dalle recensioni alle prime esecuzioni dei Nocturnes, de La mer, di Ibéria non sembrano affatto scomparse dall’attitudine contemporanea. Dov’è il mare ne La mer, dov’è la Spagna in Ibéria? Qual è il punto di separazione tra musica assoluta e musica a programma? Questi interrogativi erano inevitabili per un pubblico che non riusciva a ritrovare in Debussy la guida solida e rassicurante delle composizioni di Charpentier, d’Indy, Chabrier e Roussel; ma ancora oggi sono strumenti preziosi per ricostruire una disposizione all’ascolto che richiede uno sforzo da parte della platea. La recezione dei primi fruitori, unita all’analisi delle partiture, può contribuire a indagare un problema estetico complesso. Debussy era alla ricerca di un nuovo contatto con l’ascoltatore; lavorava sulle categorie dell’immaginazione, del relativismo, della memoria involontaria, dell’inconscio. Alle porte del Novecento era una rivoluzione. Oggi è un patrimonio di testimonianze indispensabili per tentare di rispondere a quesiti ancora estremamente attuali, a più di cento anni di distanza.
Si parte così da Chabrier un modello ineludibile per gran parte dei compositori francesi attivi nell’ultimo scorcio del XIX secolo primo tra tutti Maurice Ravel, che in molte circostanze riconobbe il suo debito nei confronti del più anziano maestro Chabrier venne paradossalmente apprezzato più dai suoi colleghi che dal pubblico, al punto che oggi della sua produzione viene eseguita regolarmente la sola rapsodia per orchestra España. Sebbene fosse dotato di una spiccata sensibilità e fosse sempre pronto a commuoversi sino alle lacrime di fronte a un accordo di Wagner, Chabrier aveva un carattere fondamentalmente ottimista e gioioso, un fatto che appare evidente fin dal primo ascolto della sua musica. Come scrisse un suo biografo: «Grazie a Chabrier il genere leggero del burlesque iniziò a sviluppare una sensibilità sino ad allora sconosciuta, coniugando il lato descrittivo all’emotività». Chabrier amò la pittura come nessun altro musicista e strinse amicizia con alcuni dei più importanti artisti della sua epoca tra cui Manet, Monet, Cézanne, Sisley e Renoir. Le opere più belle di Chabrier sono state tutte concepite per pianoforte. I dieci Pièces pittoresques che formano il cuore delle sue composizioni sono caratterizzati da atmosfere evocative e contrastanti e sono state definite da Francis Poulenc «importanti per la musica francese come i Préludes di Claude Debussy».
Passando poi attraverso Reynaldo Hahn, Maurice Ravel, Gabriel Fauré, Émile Pessard, Ricardo Viñes, Benjamin Godard, Cyril Scott e Francis Poulenc arriviamo a Édith Piaf la cantante più iconica della Musica Francese.
Quando pensiamo alla musica francese del secolo scorso, con le sue note soavi e melanconiche, il primo pensiero non può che andare alla sua miglior rappresentante, nonché cantante più iconica ed emblematica dello spirito francese: Edith Piaf. Grazie alla sua voce Piaf divenne celebre a livello mondiale, portando la musica francese a essere celebrata e decantata anche oltre i confini nazionali.
Tanto oggi come allora la sua voce magnetica ipnotizza e cattura gli ascoltatori. Passeggiando per le strade parigine ci sembra tutt’ora di cogliere le sue note, sussurrate agli angoli delle strade e nei cabaret dove si esibiva. La sua voce si distinse da subito per quel suono vibrato e quelle “erre” arrotondate tanto caratteristiche, che solo lei era capace di riprodurre.
Eppure, prima di raggiungere la fama, l’esistenza di Edith Piaf fu segnata da un’infanzia dura, all’insegna della povertà estrema. Edith Giovanna Gassion, questo il nome di battesimo passò, infatti, la sua adolescenza in strada, dove si guadagnava da vivere cantando. Le informazioni circa la sua vita non furono mai perfettamente chiare, tanto che diventò complesso distinguere il vero dal falso, in quanto la stessa cantante, una volta raggiunto il successo, diffuse su se stessa informazioni alterate, quasi a voler da una parte nascondere gli aspetti più dolorosi della propria esistenza e dall’altra alimentare il mito della ragazza povera che sfugge alla miseria e raggiunge il successo.
Al di là del mito, la vita di Edith Piaf fu realmente dura. Louis Leplée, proprietario di diversi cabaret, la scoprì mentre si esibiva all’angolo di due strade, molto vicino all’Arco di Trionfo. Piaf rivelò da subito un carattere tenace e fece del canto la propria cura contro ogni male, fino alla fine dei suoi giorni, anche mentre veniva lentamente consumata dalla malattia. Ebbe la consapevolezza di possedere una voce prodigiosa, ma non si adagiò mai in questa certezza, bensì lavorò con costanza per migliorarsi. In qualche modo il suo miglior mentore fu lei stessa, che con perseveranza e tenacia cercò di elevare il dono della propria voce alla perfezione, non smettendo mai di esercitarsi e fare ricerca. Le motivazioni del suo successo non si possono limitare alla sola voce, vanno oltre e riguardano la sua storia, il suo modo di essere, ma soprattutto la sua straordinaria presenza scenica. Edith Piaf era solita mostrarsi al pubblico indossando un abito nero che la rese iconica e mantenendo lungo tutta l’esibizione una certa staticità. Piaf ipnotizzava infatti il pubblico senza il bisogno di ricorrere ad alcun elemento esterno, la sua voce e la sua figura magnetica erano sufficienti a catturare l’attenzione dell’intera sala.
La musica raccontava il suo dolore e permetteva a Piaf di creare una connessione emotiva simultanea con il pubblico. Siamo di fronte alla più grande interprete della chanson réaliste nella storia della musica francese; molti furono infatti gli interpreti di questo genere ma pochi avevano realmente vissuto sulla propria pelle i drammi e le tragedie cantate.
Questa leggenda della musica francese ebbe però una vita breve, seppur intensa; per sua stessa ammissione non concepiva la vita senza la possibilità di cantare; cantò infatti fino all’ultimo dei suoi giorni, in una corsa verso un destino inevitabile. Nel 1960, dopo più di un anno lontana dalla scena, Edith Piaf accettò di ascoltare una canzone di cui sentiva parlare da settimane, Non, je ne regrette rien. Famosissima ancora oggi, la canzone fu scritta dalla penna di Charles Dumont, cantante e compositore francese che non apparteneva però alla cerchia di Piaf, ma era anzi stato da lei in più occasioni criticato. Nonostante ciò, Dumont nutriva nel cuore il sogno di far cantare un suo pezzo alla leggendaria diva. Superata l’iniziale ostilità, Edith Piaf si rese subito conto della portata del pezzo, riconoscendone le alte possibilità di successo. Decise così di lanciarsi in questa nuova avventura tornando sul palco per l’ultima volta. Se questa scelta ne decretò il successo e l’immortalità come artista, al contempo ne accelerò il declino fisico. Il luogo scelto per la prima dell’esibizione fu l’Olympia, storico teatro di Parigi, in quel tempo profondamente in crisi e vicino alla bancarotta. L’esibizione imminente mise Piaf davanti a una corsa contro il tempo, con soli nove mesi per prepararsi e prove interminabili che potevano prorogarsi fino alle cinque o sei del mattino. Anche in questa occasione dimostrò grinta e determinazione e la prima del 29 dicembre 1960 fu un successo totale, con il tutto esaurito. Il pubblico, composto perlopiù da celebrità del mondo dello spettacolo americano e francese, applaudì per più di mezz’ora. Già il giorno dopo tutti i negozi di dischi furono presi d’assalto e le fabbriche dovettero lavorare anche di notte per riuscire a rifornirli in tempo. In un mese furono venduti 300 000 dischi, un numero impressionante per un’epoca in cui il commercio di dischi non era così avviato e se si vendevano 25 000 copie ci si poteva già considerare famosi. Dopo il successo del debutto all’Olympia, la cantante venne scritturata per altri trenta concerti, ossia due interi mesi con circa cento esibizioni, talvolta due nella stessa sera. Piaf iniziò così a consumarsi lentamente, pur senza darlo a vedere; dietro le quinte appariva distrutta ed esausta, ma una volta sul palco sembrava rigenerarsi quasi a testimoniare che l’unica cosa in grado di farla star bene fosse proprio cantare. Soltanto tre anni dopo l’ultima grande esibizione, il 10 ottobre 1963, la celebre cantante parigina morì.
Non, je ne regrette rien, l’ultima canzone di Piaf, appare oggi come un lascito testamentario, simbolo dell’esistenza tragica di quest’artista che fece spesso scelte anticonvenzionali e che per questo venne criticata dalla stampa, ma che, giunta alla fine dei suo giorni, dichiarò di non aver rimpianti sul suo modo di aver vissuto la vita, l’amore e la musica.

ROBERTO PIANA
E’ pianista, compositore, saggista e ricercatore.
Le sue composizioni, i suoi programmi da concerto e i suoi scritti si sono sempre distinti per originalità e autonomia di pensiero.
È autore di musica pianistica, vocale, da camera, corale e sinfonica. I suoi lavori sono stati pubblicati su compact disc da diverse case discografiche, (Steinway & Sons, Centaur, Brilliant Classics, Music & Arts, TwoPianists, ecc) ed eseguiti in tutto il mondo in prestigiosi festival (Festival Newport in California, Lang Lang International Piano Festival a Shenzhen in Cina, Festival Chopin in Duszniki Zdroj, l’International Russian Music Piano Competition di San José negli Stati Uniti, ecc).
Gli spartiti delle sue musiche sono pubblicati da Bèrben, Editoriale Documenta, Les Productions d’OZ, Magnum Edizioni, Edizioni musicali Wicky.
Svolge intensa attività concertistica dal 1990 esibendosi in prestigiosi teatri, fra i quali il Rond Point sugli Champs-Elysées a Parigi, il Teatro alla Scala di Milano, Teatro Regio di Torino, nella Casa-Museo di Scriabin a Mosca, nelle Università di Stoccarda e San-Pietroburgo e nei teatri e sale di numerose città fra le quali Barcellona, Liegi, Bruxelles, Charleroi, Mons, Losanna, Dusseldorf, Zurigo.
Ha realizzato compact disc per diverse case discografiche, tra le quali Stradivarius, Tactus, Edizioni Inedita, Video-Radio, Editoriale Documenta, e in allegato a riviste musicali quali Amadeus e Suonare News, incidendo spesso composizioni in prima mondiale.
È autore di libri e saggi pubblicati prevalentemente da Editoriale Documenta e Magnum Edizioni (Around The Piano – Appunti intorno al pianoforte, Lao Silesu – Impressioni di Sardegna, Lao Silesu – Un sardo a Parigi, Roberto Piana incontra Aldo Ciccolini, Roberto Piana incontra Sergio Fiorentino, ecc).
Nel 1992, concluso gli studi con il massimo dei voti al Conservatorio “L.Canepa” di Sassari, ha conquistato il primo premio in numerosi concorsi musicali (International Competition Silenzio Musica, International Competition “Libertango” dedicato ad Astor Piazzolla, IX Concorso Nazionale di Composizione Corale “Nella Città dei Gremi”, Concorso Nestore Baronchelli ed altri).
Insegna pianoforte principale presso il Conservatorio “Luigi Canepa” di Sassari e tiene masterclass.


PROGRAMMA:
Douce France
da Emmanuel Chabrier a Édith Piaf
Emmanuel Chabrier
Feuillet d’album
Reynaldo Hahn
La barcheta
Maurice Ravel
Prélude
Five O’Clock (Fox-Trot) da L’enfant et les sortilèges
Gabriel Fauré
Après un rêve (trascrizione di P. Grainger)
Émile Pessard
Vers le rêve (Souvenirs d’Italie)
Le Char
Ricardo Viñes
Menuet spectral da 4 Hommages pour le piano
Benjamin Godard
Au matin
Etudes_Rythmiques op. 149 n. 6
Cyril Scott
Lotusland op. 47 n.1
Claude Debussy
La plus que lente
Francis Poulenc
Improvisation XV pour piano (Hommage a Edith Piaf)
Marguerite Monnot – Édith Piaf
Mon légionnaire (elaborazione di R. Piana)
Hymne a l’amour (elaborazione di R. Piana)
Charles Dumont – Édith Piaf
Mon Dieu! (elaborazione di R. Piana)

Alla fine del Concerto condivideremo con i presenti un delizioso aperitivo e squisitezze ricolme della sapiente alchimia delle salse e delle glasse in una rievocazione dell’arte culinaria dell’800 Francese grazie al Pasticcere Chef Matteo Dolcemascolo






POST PRODUZIONE



IL SALOTTO, L’ACCADEMIA, LA LINGUA…”VENERDÌ IN MUSICA A PALAZZO PRIMOLI”
II Concerto: Douce France da Emmanuel Chabrier a Édith Piaf
Cast:
Stage Manager: Giovanni Del Monte
Pianoforte: Roberto Piana
Team di produzione:
Produzione Esecutiva: Giovanni Del Monte
Coordinamento Artistico: Giovanni Del Monte, Maria Miriam Di Pasquale Baumann, Anna Paola Milea
Coordinamento Tecnico Musicale e Archivio Storico: Mirco Roverelli
Coordinamento Internazionale e Archivio Storico: Prof. Letizia Norci Cagiano de Azevedo
Segreteria di Produzione: Dr.ssa Sandra Cappello, Dr.ssa Stefania Colesanti
Reportage Fotografico e Produzione Grafica: Tommaso Sesti
Progetto e Coordinamento Editoriale: Eraclea Edizioni
Catering e Allestimento: Dolcemascolo