A Whiter Shade of Bach

“…Quando gli Dei vogliono punirci esaudiscono i nostri desideri….”
(Oscar Wilde)

Durissima e complicatissima avventura letteraria nata da una intuizione di Giovanni Del Monte. Il raffinato lavoro di sceneggiatura, lo studio attento della suddivisione in scene o quadri, descritti con attenzione nel tentativo di realizzare una moderna forma di teatro concertante o per meglio dire di una concertazione evocativa volta allo svolgimento più naturale dell’azione di un’opera teatrale, sono stati curati dallo sceneggiatore, regista, giornalista e critico cinematografico Mario Sesti e dall’emergente scrittore Daniele Sesti.
Questa sceneggiatura darà vita presto, appunto, ad uno spettacolo teatrale che sarà prodotto da HT Classical Production avvalendosi del coordinamento esecutivo e la direzione artistica di Giovanni Del Monte.

In anteprima la stesura del soggetto:

In scena c’è un clavicembalo sulla sinistra, uno schermo in alto su cui scorrono varie immagini, al centro ci sono due persone sedute, spostate verso il proscenio: una, in una poltrona, in abiti settecenteschi, l’altra, di scorcio, rispetto al pubblico, su uno sgabello, in abiti di foggia contemporanea, che armeggia su un Ipad, con lo sguardo fisso sullo schermo del dispositivo. Sullo sfondo, rumore di campane in lontananza.

E’ questa la scena della piéce che vedrà principalmente due personaggi (Terence Ferrari e Carl Philip Emanuel Bach) in scena. O meglio. Ci saranno due interpreti, che prima vestiranno i panni di due personaggi di pura fantasia (un giornalista, blogger che intervista Emanuel Bach sul padre) e poi gli stessi due attori che saranno in una sorta di locale notturno a disquisire nei panni di un aspirante regista, alle prese di un film sulla vita di Bach, ed un altro personaggio che, tirato fuori di casa a tarda notte si ritrova a parlare con lui del sommo Cantor. Piano piano, attraverso la loro conversazione e i loro dialoghi, veniamo a scoprire che questo altro personaggio è il suo ex terapeuta e che ne sa su Bach più di lui, dato che ha fatto studi di elevata formazione in campo musicale.

Terence Ferrari è una sorta di avatar onirico, un personaggio che compare in sogno al regista, proiezione di una sua ricerca del fantasma di Bach, il più importante compositore di musica dalla nascita della musica occidentale. Carl Philip è una sorta di creatura ironica e folle, quasi da Alice nel paese delle meraviglie. Sembra sapere tutto su Bach e ripeterlo meccanicamente come se fosse un automa, un’animazione creata da un software di intelligenza artificiale.

In questo modo, tra un blogger con il suo Ipad che registra tutte le risposte di Carl Philip Emanuel Bach, una sorta di Roger Rabitt logorroico e lunare, la piéce mette insieme tanti pezzi, come un caleidoscopio scintillante, di informazioni, idee, suggestioni critiche e musicologiche, sul grande Bach. Ma allo stesso tempo tracciano un perimetro labirintico. Chi era davvero

Bach, un uomo che creava 1200 ore di musica all’anno e che ha gettato fondamenta e architetture della grande musica classica in una quantità tale da essere destinate a condizionarne inevitabilmente forma e sviluppo, un po’ come la rete delle strade dell’impero romano, tutte quelle che successivamente sono state costruite nei territori in cui ha dominato?

Ecco qualche esempio dei dialoghi:

EB

Il primo fu Vitus, fornaio di pan bianco in Ungheria, fuggì da quel paese nel XVI secolo a causa della sua fede luterana. Si recò in Germania, privo di beni e proprietà e si stabilì a Wechmar, in Turingia, dove continuò la sua professione di fornaio. Amava suonare la sua cithrinchen, una piccola cetra con quattro corde, mentre il mulino macinava. Fu così che la musica fece il suo ingresso nella nostra famiglia. Immagini l’ impasto, le ruote del mulino e il suono della piccola cetra… Cinquantatré Bach musicisti, forse di più. Fino ad arrivare alla generazione di mio padre, a quella precedente e quella successiva. Un’insolita concentrazione di talenti musicali in uno spazio così circoscritto..”

XX

‘Un’insolita concentrazione di talenti musicali in uno spazio così circoscritto.. ‘(ripete quasi in falsetto)

EB lo guarda stupefatto, Poi riattacca

EB

Mio zio Christoph, suo fratello maggiore, e soprattutto l’altro Christoph, cugino di mio nonno, la figura più rilevante dei Bach musici, sono stati decisivi nella sua formazione musicale. Non sarebbe diventato un suonatore di organo tale da poter aspirare a studiare con il terzo dei suoi mirabili insegnanti, quel George Böhm ..

XX

Non è certo che sia stato suo studente (continuando a prendere appunti con lo sguardo fisso sull’Ipad)

EB

Come non è certo, cosa vuol dire?

XX

Sappiamo solo che copiò due fantasie di corale di Bohm ma non abbiamo alcuna certezza documentale che studiò con lui

EB guarda con sconcerto il pubblico. Continua, suo malgrado

EB

Si recò per un anno e mezzo, assieme al cugino Johann Ernst, ad Amburgo, sostenendo costi elevatissimi, pur di affinare la sua conoscenza dell’organo e lì poté suonare i diciassette nuovi meravigliosi organi costruiti da Arp Schnitger.

XX

Torniamo ad Eisenach…

EB

D’accordo. Se quel tubero miracoloso importato dalle Ande non avesse nutrito le sue generazioni precedenti… 4.000 libbre di patate l’anno: era questa la quantità necessaria per nutrire una famiglia ad Eisenach, e i suoi maiali…

XX

….E alla musica

EB

Nella Georgenkirche, Johann Christoph, cugino di mio nonno, del ramo Arnstadt dei Bach, suonava l’organo di quella chiesa “senza impiegare almeno cinque voci obbligate”. Un prodigio per un bambinetto di otto o nove anni: il “tutto”, così creato, maggiore della somma delle singole parti separatamente considerate. Quel bambinetto è il piccolo Sebastian, accede nella grande basilica a tre navate da una porta laterale, la porta ovest, probabilmente per evitare la confusione e la marmaglia dell’antistante piazza del mercato… La stessa porta dalla quale qualche mese dopo entrerà qualcuno a gridare della morte di Elisabeth, la madre di quel bambinetto. Poi fu la volta del padre, Ambrosius. Una duplice perdita, anzi triplice: con la morte dei genitori, finì anche l’infanzia la cui porta

si aprì, per farvi entrare il lutto…

Il tappeto sonoro delle campane sale sensibilmente di volume

XX

“Bach suonava tenendo le dita ricurve, con la punta ritratta verso l’interno in modo da farla scivolare sul tasto eseguendo così passaggi veloci con estrema chiarezza, soprattutto le scale..”

EB

E’ vero, chi glielo ha detto? Purtroppo non riuscì mai a suonare l’organo a 4 manuali, 58 registri e pedaliera che doveva essere completato proprio nella Georgenkirche di Eisenach. Ma fu durante la sua costruzione che fu notato dal borgomastro di Arnstadt che sovrintendeva alla costruzione del nuovo organo della Neukirche che lo propose per collaudare il nuovo strumento e per diventarne il primo organista…

XX

Perchè non andò mai all’estero?

EB lo guarda con sgomento

XX

Teleman andava a Berlino, Stolzel a Firenze e anche Handel In Italia.

EB rimane come impietrito. I due si guardano, abbastanza a lungo

XX

Perchè solo musica sacra e niente Teatro?

EB

Andò una volta a piedi fino a Dresda per sentire Buxtehude. O era Lubecca?

XX

Per dieci anni compose più di 1200 ore di musica l’anno

EB

Alla fine accettò il lavoro ad Arnstadt…

XX

1200. Come è possible?

EB

…Vi si recò di corsa per misurare la pressione dell’aria e lo spessore delle canne..

I due sembrano ora parlare solo a se stessi

XX

Una volta assalì un uomo con una spada

EB

…, verificare che lo stagno non fosse sostituito dal piombo, valutare la sonorità delle ance e dei tre grandi registri da sedici piedi, la qualità del tocco e il tempo di reazione dei tasti. Lo faceva per vedere se aveva “buoni polmoni”; per capirlo selezionava tutti i registri e suonava nella polifonia più piena e ricca possibile….

XX

Un fagottista, attaccò un fagottista. Un uomo che aveva più volte insultato.

EB

…Quando lo faceva, suonare l’organo a piena voce e potenza, i costruttori di organo, di solito, impallidivano dalla paura.

XX

Aveva sempre la pipa in bocca

Lunga pausa. I due si guardano. E poi

riprendono.

EB

All’epoca vi erano rigide gerarchie da rispettare e rigorose regole da osservare. Mio padre, prima di accettare, si dovette recare a Ohrdruf, dal fratello maggiore, l’altro Johann Christoph, a sondare la sua opinione in merito… di quel posto, per diritto di nascita, ne avrebbe avuto diritto lui… avrebbe potuto far gola a lui. Ma a Johann Christoph non interessava, ormai era ben assestato a Ohrdruf, tanto da rifiutare il posto di organista nella vicina Gotha al posto del suo ex insegnante Pachelbel…

XX

Fagottista da strapazzo, gli aveva detto. Più volte, durante le prove

EB

Non sopportava l’imperfezione. Io lo so bene. Ma per tornare al Fratello Maggiore Johann Christoph, lui aveva raggiunto benessere e ricchezza anche grazie all’eredità di sua moglie: proprietario di case, di sei prati di pascolo e otto acri di terreno…

XX

L’ uomo, il fagottista, lo incrociò per caso per strada e gli si avventò contro

EB

Sebastian era appena agli inizi e quindi volò a Arnstadt a misurare la pressione dell’aria e lo spessore delle canne, verificare che lo stagno non fosse sostituito dal piombo, valutare la sonorità delle ance e dei tre grandi registri da sedici piedi, la qualità del tocco e il tempo di reazione dei tasti…..

XX

Il consiglio Cittadino tenne un’istruttoria alla fine della quale rimproverò Bach il quale “avrebbe fatto meglio ad astenersi dall’insultare l’uomo, chiamandolo fagottista da strapazzo”

EB

Insomma, lo faceva per vedere se aveva “buoni polmoni”

Insomma, la pièce metterà in campo un autore (di cinema? di teatro?) che cerca una storia su Bach e finisce per precipitare dentro l’oceano iridescente della musica di Bach. Ma anche, inevitabilmente, nei suoi fantasmi.

In questa surreale, divertente e torrenziale conversazione con il figlio di Bach che sembra uscito da Alice nel paese delle meraviglie, una sorta di caricatura dei nuovi software dell’Intelligenza Artificiale che inventano là dove non hanno sufficienti informazioni, il protagonista (Terence Ferrari) inizierà ad accarezzare la storia che sembra aver rinvenuto per sbrogliare l’enigma dell’ “universo Bach”. E se qualcuno ritrovasse, fortuitamente, un’opera perduta di Bach? E se questa opera fosse legata all’Apocalisse? E se contenesse, all’ennesima potenza, quel tremendo impatto di potenza, dolore e paura (come scrive il famoso musicologo Alex Ross) dell’inizio della Passione secondo Giovanni?

A far rintracciare il manoscritto sarà Anna Magdalena, la seconda moglie di B., fedele copista del musicista, caduta in povertà, assieme alla sue figlie, dopo la sua morte.

La donna, figlia di musicisti, come Bach (il padre era trombettista, la madre figlia di un grande organista) comparirà ad un certo punto direttamente dallo schermo e dirà la sua: del suo talento come soprano, della sua passione per i fiori, del severo divieto ecclesiastico del canto pubblico per le donne che le impedì di esercitare e godere della sua voce dopo il matrimonio (“non v’è alcun dubbio che le splendide, e così difficili, arie di soprano delle Cantate, delle Passioni, degli Oratori, fossero composte da Bach pensando alle possibilità di Anna Magdalena”, scrive Piero Buscaroli), delle venti gravidanze e dell’ingratitudine dei figli maggiori che dopo la morte del padre le negarono ogni sostegno costringendola nella condizione di “Almosenfrau”, donna senza mezzi di sussistenza, assistita dalla municipalità. Anna Magdalena fu tra le più attive copiste degli spartiti del marito. Ed è proprio questa attività che le ha consentito di tenere per sè lo spartito manoscritto dell’Apocalisse, tratto da San Giovanni: quel manoscritto contiene un’aria per soprano lacerante e unica…

Allo stesso tempo, le conversazioni con il suo terapeuta (che avrà la faccia dello stesso attore che interpreta Carl Philip Emanuel Bach !) sveleranno anche le sottili implicazioni psicanalitiche che alimentano l’ossessione di questa ricerca nel protagonista (i rapporti con la figura paterna, la paura della propria mediocrità, l’incertezza e lo smarrimento in cui affonda ogni prestazione creativa, il mistero del talento).

La pièce sarà composta da 4 quadri e tra un quadro e l’altro è prevista una esibizione musicale ma saranno le conversazioni stesse ad avere una struttura musicale, una sorta di fuga a due voci con un ostinato ritorno del contrappunto di temi e contenuti, e una variazione con l’unico personaggio femminile (Anna Magdalena).

E all’ultimo quadro ci sarà un colpo di scena. L’autore, finalmente, avrà la possibilità del tutto irreale e inverificabile di ascoltare la voce di Bach. E cosa racconterà il padre di tutta la più grande musica mai composta? Della sua trance di virtuoso e acrobatico organista, della costante frustrazione come impiegato vessato da mansioni e prestazioni lavorative da schiavo della composizione musicale, dell’assillo nel trovare il perfetto punto di equilibrio tra la devozione alle scritture (poche cose aveva di più care della sua personale Bibbia, la Bibbia Calov, autografa e sulla quale apponeva annotazioni) e l’estasi creativa? Del suo talento medianico di compositore a più voci o della violenza micidiale della sua epoca che la musica sublimava in forme di scintillante e irripetibile melodia e armonia? Della sua gremita vita famigliare o della sua ammirazione e competizione con gli altri grandi giganti più o meno contemporanei (come Vivaldi e Handel)?

Alla fine, il protagonista avrà finalmente portato a casa abbastanza materiale per raccontare Bach in un film, e il pubblico, immerso in un bagno di suoni e idee e informazioni, dopo questa pièce, si sarà fatto una propria idea del grande musicista: perché ognuno, in fondo, in mancanza della verità, o grazie a tale assenza, ha un proprio Bach personale nel proprio cuore e nella propria mente. Come detta la nozione ebraica, solo un fenomeno fisico come il suono della musica, può provocare la presenza dell’invisibile.