FRYDERYK CHOPIN e i suoi Concerti per Pianoforte

Sala Accademica del Conservatorio di Roma "Santa Cecilia"

3 Maggio 2024 Ore 20.00

Chopin scrisse i suoi due Concerti per pianoforte e orchestra tra i 19 e i 20 anni d’età, quando ancora si trovava a Varsavia; furono pubblicati durante il periodo parigino, il Concerto in mi minore nel 1833 come op. 11 mentre il Concerto in fa minore, composto precedentemente, fu stampato nel 1836 come op. 21. Resta singolare che nella seconda metà della sua esistenza, dopo aver abbandonato la Polonia, Chopin non abbia più scritto alcun lavoro per pianoforte con accompagnamento d’orchestra.
Se Liszt, che pure fu un grande ammiratore dell’arte di Chopin, osservò che nei due Concerti c’era, a suo giudizio, “plus de volenté que d’inspiration”, Schumann era disposto a spezzare la sua penna di critico musicale di fronte alla grandezza di questi lavori. In merito ai quali nell’Epistolario dell’autore le notizie e i commenti sono assai più numerosi di quanto vi figuri in merito a qualsiasi altra sua composizione, dal momento che l’ispirazione s’intrecciava strettamente alla biografia. Al pari del Larghetto del Concerto in fa minore, la Romanza del Concerto in mi minore è definita una autentica professione d’amore, con le parole “una meditazione nel bel tempo primaverile durante il chiaro di luna” (Cfr. Lettera del 3 ottobre 1829 a Tytus Wojciechowski). In linea generale l’eloquio musicale chopiniano in questi Concerti è del tutto personale pur se numerosi studiosi, e in particolare lo Schering, vi ravvisarono l’influenza dei Concerti virtuosistici di Kalkbrenner e di Hummel, due compositori che allora dominavano il campo.

Protagonisti straordinari di questo evento indimenticabile nel raffinato contesto della Sala Accademica del Conservatorio di Roma “Santa Cecilia” saranno il Direttore D’Orchestra Luigi Piovano, il Pianista Luigi Carroccia e L’Orchestra delle Cento Città diretta artisticamente da Eugenio Falanga.

LUIGI PIOVANO

Primo violoncello solista dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia, Luigi Piovano si è diplomato in violoncello a 17 anni col massimo dei voti e la lode sotto la guida di Radu Aldulescu, con cui in seguito si è diplomato in violoncello e musica da camera anche al Conservatorio Europeo di Parigi.
Per diversi anni ha fatto parte del Quartetto Michelangelo ed è stato primo violoncello del gruppo Concerto Italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini. Nel 1999 è stato scelto da Maurizio Pollini per partecipare al “Progetto Pollini” al Festival di Salisburgo, ripreso alla Carnegie Hall, a Tokyo e a Roma. Dal 2000 è regolarmente ospite del Festival di Newport (USA).
Ha tenuto concerti di musica da camera con artisti del calibro di Wolfgang Sawallisch, Myung-Whun Chung, Alexander Lonquich, Dmitry Sitkovetsky, Leonidas Kavakos, Veronika Eberle, Katia e Marielle Labeque, Nikolay Lugansky, Malcolm Bilson. Dal 2007 suona regolarmente in duo con Antonio Pappano e dal 2009 al 2019 ha fatto parte del trio “Latitude 41”.
Ha suonato come solista con prestigiose orchestre – Tokyo Philharmonic, New Japan Philharmonic, Accademia di Santa Cecilia, Seoul Philharmonic, Orchestre Symphonique de Montréal – sotto la direzione di direttori come Chung, Nagano, Pletnev, Boreyko, Menuhin, Bellugi. Nel 2018 ha riscosso un enorme successo in Giappone eseguendo il Concerto di Isang Yun con la Japan Philharmonic alla Suntory Hall, il Concerto di Dvořák con la Kyoto Symphony diretta da Gianluigi Gelmetti e quello di Saint-Saëns con la Hyogo PAC Orchestra.

Fra i suoi dischi più recenti, le Sei Suites di Bach e l’integrale per violoncello di Saint-Saëns e, con Latitude 41, un CD di musiche di Schubert e i due Trii di Saint-Saëns, tutti per Eloquentia. Nel 2012 la Nimbus ha pubblicato le Variazioni Goldberg registrate in trio con Dmitry Sitkovetsky e Yuri Zhislin.

Luigi Piovano suona un violoncello Alessandro Gagliano del 1710.

Dal 2002 si dedica sempre più alla direzione. Ha collaborato con solisti come Luis Bacalov, Stefano Bollani, Pietro De Maria, Benedetto Lupo, Sara Mingardo, Dmitry Sitkovetsky, Valeriy Sokolov, François-Joël Thiollier e ha registrato per la Naxos tre Concerti per pianoforte di Paisiello (solista Francesco Nicolosi) e per la Eloquentia le Quattro Stagioni di Vivaldi (solista Grazia Raimondi), il Concerto per violino di Britten (solista Livia Sohn) e un CD con Sara Mingardo in cui dirige i Kindertotenlieder e i Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler, premiato in Francia nel 2012 come miglior CD di Lieder dell’anno.

Dal 2008 al 2016 è stato direttore artistico dell’Estate Musicale Frentana di Lanciano.
Dal 2013 al 2017 è stato direttore musicale di Roma Tre Orchestra.
Dal 2012 è direttore musicale dell’Orchestra ICO della Magna Grecia di Taranto, con la quale ha diretto importanti pagine del grande repertorio sinfonico fra le quali l’integrale delle Sinfonie e dei Concerti di Brahms, la Quarta, Quinta e Sesta Sinfonia e i Concerti di Čajkovskij, la Sinfonia in re di Franck, i due Concerti di Ravel.

Dopo il grande successo ottenuto a Roma nel 2013 dirigendo gli Archi dell’Orchestra di Santa Cecilia in un concerto di musiche di Schubert e la registrazione del medesimo programma per un CD Eloquentia, Piovano ha avviato una collaborazione stabile alla testa degli Archi di Santa Cecilia. Insieme hanno riscosso entusiastici consensi in diverse sedi italiane e ancora a Roma in Sala Santa Cecilia prima con le due Serenate di Dvořák e Čajkovskij subito dopo registrate da Eloquentia per un CD uscito nel 2016 e ripubblicato da Arcana nel 2019, poi con un affascinante programma dedicato a Rota, Morricone e Piovani (CD Arcana 2017) e con due programmi mozartiani: uno con l’aggiunta di alcuni fiati e la partecipazione della pianista Ingrid Jacoby (il relativo CD uscirà infatti con la dicitura “Orchestra da camera di Santa Cecilia) e l’altro, recentissimo, con l’integrale della musica per archi, già registrato per un CD Arcana in uscita a dicembre 2019. Nel frattempo Sony Classical ha pubblicato il quarto CD degli Archi di Santa Cecilia sotto la direzione di Piovano, con le Quattro Stagioni e altri Concerti di Vivaldi. Di recente uscita, sempre per Sony, la prima registrazione mondiale della versione per violoncello e archi delle Stagioni, realizzata da Luka Šulić.
Fra i suoi impegni più recenti come direttore, concerti sul podio di molte orchestre italiane (Orchestra Sinfonica Abruzzese, Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari, Camerata Strumentale Città di Prato, Orchestra del Festival di Bergamo e Brescia, Orchestra di Padova e del Veneto, Orchestra Sinfonica Siciliana, Filarmonica Marchigiana, Orchestra da Camera dell’Accademia di Santa Cecilia…), lo Stabat Mater di Dvořák al Teatro Bellini di Catania e, all’estero, il debutto con la New Japan Philharmonic Orchestra.

LUIGI CARROCCIA

Descritto dal Fort Worth Star-Telegram come un “aristocratico del pianoforte”, Luigi Carroccia è riconosciuto come uno dei pianisti italiani più promettenti della sua generazione e le sue interpretazioni, caratterizzate da uno spiccato lirismo e una grande comunicatività, hanno suscitato grande interesse nel panorama pianistico internazionale.

Luigi ha vinto numerosi premi in Concorsi nazionali ed internazionali, tra i quali il “Virtuoso Prize” del Vendome Piano Prize svolto durante il Festival di Verbier e il “Premio Abbado” indetto dal MIUR in memoria di Claudio Abbado. Ha riscosso inoltre grandi consensi nei Concorsi “Van Cliburn” di Fort Worth, “F. Busoni” di Bolzano e “Fryderyk Chopin” di Varsavia dove ha ricevuto grandi apprezzamenti da musicisti quali K. Zimerman e M. Argerich.

La sua attività concertistica lo ha visto regolarmente impegnato in Italia e all’estero per Festival come il Duszniki International Chopin Piano Festival, il Miami International Piano Festival, il Dresdner Musikfestspiele e in sale come l’Ishibashi Memorial Hall dell’Università di Tokyo, Flagey di Bruxelles, la Symphony Hall di Birmingham, le sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia e la Salle Bourgie di Montreal.

Luigi ha intrapreso i suoi studi musicali sotto la guida del padre e del nonno, entrambi musicisti. La sua maturazione artistica è poi proseguita presso il Conservatorio “C. Monteverdi” di Bolzano, dove ha ottenuto il Diploma Vecchio ordinamento in Pianoforte con il massimo dei voti e lode e il Diploma Accademico di II livello in Pianoforte solistico con 110, lode e menzione d’onore.

Nel 2016 è stato ammesso con Full Merit Scholarship e Junior Fellowship al Royal Birmingham Conservatoire dove ha frequentato un Post-graduate PSP in Piano performance. 

Dal 2018 al 2022 Luigi è stato Artist in Residence presso la Queen Elisabeth Music Chapel di Waterloo sotto la guida di Louis Lortie.

EUGENIO FALANGA

Eugenio Falanga si è diplomato in violino sotto la guida di Luca Ranieri, si è perfezionato con Leon Spierer a Vicenza, Felice Cusano a Fiesole, con Prencipe e successivamente a Spoleto.

Ha svolto un’intensa attività concertistica con orchestre da camera e sinfoniche:
L’Orchestra da Camera Italiana, I Virtuosi di S. Cecilia, Europa Musica, Gruppo di Roma, Filarmonia di Roma, Nova Amadeus, Ensemble le Muse. Ha effettuato numerose tournèe in Italia, suonando da solista, in quartetto d’archi e in orchestra, in sale del livello del Teatro dell’Opera di Roma, Il Carlo Felice di Genova, l’Auditorium di Via della Conciliazione, Il Comunale di Bologna. Mentre all’estero, non possiamo dimenticare la Sala Cajkovskji a Mosca, il Teatro dell’Opera di Novosibirskij. Ha suonato con artisti del livello di Mariella Devia, Monserrat Caballe, Cecilia Gasdia, Josè Carreras, Andrea Bocelli, Salvatore Accardo. Dal 2001 è responsabile dell’Orchestra da Camera Italiana di Salvatore Accardo; dal 2003 Direttore di produzione del Festival Uto Ughi per Roma, dal 2005 responsabile dell’Orchestra femminile Ensemble Le Muse. Dal 2010 è responsabile e coordinatore dell’orchestra Europa Musica.

PROGRAMMA:

FRYDERYK FRANCISZEK CHOPIN:

Concerto per Pianoforte e Orchestra n.1 Op.11
Allegro maestoso
II Romanza – Larghetto
III Rondò – Vivace
La stesura del Concerto in mi minore impegnò Chopin tra il marzo e l’agosto del 1830: la conferma che egli scrivesse il primo movimento in tale periodo la si rinviene nella lettera del 27 marzo allo stesso Wojciechowski al quale, in un’altra lettera del 25 maggio, viene riferito che il Rondò conclusivo era allora in gestazione. Da un’altra lettera del 31 agosto al medesimo destinatario si apprende che in quel mese Chopin si era proposto di far una prova d’insieme di tale partitura con un quartetto d’archi nella casa dei genitori, “allo scopo di familiarizzare gli strumentisti non solo con la lettura del testo ma anche col genere di interpretazione più adatto”. Qualche giorno dopo, alla metà di settembre, Chopin comunicò a Wojciechowski che la prova aveva avuto luogo e che era “abbastanza soddisfatto ma non troppo”. Assai importante è un’altra lettera allo stesso amico, quella del 22 settembre, in cui il compositore ebbe a confessare: “Ora si tratta di suonare in pubblico il Concerto e mi trovo nel medesimo stato in cui ero quando ignoravo tutto del pianoforte. C’è bisogno d’una esecuzione speciale… Il Rondò fa effetto e l’Allegro è buono…”.

Composto nell’estate del 1830, e pubblicato a Parigi da Moritz Schlesinger nel 1833, il Concerto op. 11 risente, soprattutto nella natura lirica e sentimentale del movimento centrale, l’influsso dell’infatuazione del giovanissimo maestro per la cantante Konstancja Gladkowska. È strutturato in tre movimenti, ossia Allegro maestoso, Romanza: Larghetto e Rondò vivace. Chopin decise di presentarlo ai suoi concittadini come sorta di regalo d’addio prima d’abbandonare Varsavia: né lui, né i suoi amici, però, immaginavano che non vi avrebbe più fatto ritorno. Dunque, la sera dell’undici ottobre 1830, sotto la direzione di Carlo Evasio Soliva (a quel tempo direttore del locale Conservatorio), Chopin suonò per la prima volta il Concerto op. 11. Il suo modo liberissimo di interpretare, il suo celebre rubato, la costante ricerca d’un eloquio “cantabile” nel fraseggio, furono subito colti come elementi che avrebbero potuto mettere in crisi qualsìasi direttore d’orchestra. Non appena intuì a quali rischi andava incontro, Soliva che aveva ascoltato il giovane maestro suonare la parte solistica – prese Chopin da parte e gli spiegò che qualsiasi variazione di tempo andava concordata col direttore, pena il caos e la confusione in orchestra. Il polacco comprese al volo, tanto e vero che tempo dopo riconobbe che «se Soliva non avesse preso con sé la mia partitura e non avesse diretto in modo che io non potessi lasciarmi trascinare troppo dalla foga, non so cosa sarebbe successo. Seppe tenerci tutti così bene in pugno che io potei suonare con l’orchestra tanto bene come mai mi era capitato di fare». L’esito della serata fu dunque un successo travolgente, nonostante i timori dello slesso Chopin; pur non nutrendo dubbi sulla bontà del secondo e terzo movimento, il giovane maestro temeva invece che l’Allegro maestoso non fosse pienamente compreso.
Il primo movimento, che occupa da solo la metà del concerto, costruito in una forma-sonata a due temi, si apre con una lunga introduzione orchestrale di ben 138 battute, che prepara il terreno per il primo tema, esposto dal solista; il secondo tema, dal carattere più lirico, è invece introdotto dai violini. Il pianoforte, qui, accompagna con un canto di commovente delicatezza; la transizione orchestrale riporta all’apparizione del primo tema, questa volta nella tonalità di mi maggiore. Anche in questo caso, Chopin viola i precetti del concerto classico, preferendo l’opposizione minore/maggiore alla più consueta coppia tonica minore/relativa maggiore, che avrebbe dunque previsto la riesposizione nella tonalità di sol maggiore. Tra l’altro, non a caso si è usato, per definire un intervento del solista, il termine “canto”. Infatti, non fu solo l’amore per la cantante Kostancjia Gladkowska a ispirare a Chopin una scrittura melodica composta sulla falsariga delle melodie vocali, quanto piuttosto la passione costante per l’opera italiana e per i suoi interpreti, passione che si riverbera soprattutto negli abbellimenti della parte solistica. Tornando al concerto, tale particolare inclinazione Chopin la esplicita nel movimento centrale, Romanza (già il titolo, si capisce, è ispirato a un genere, la lirica da camera). La forma di questo pezzo è piuttosto libera: l’introduzione è affidata agli archi con sordina – nella tonalità di fa diesis minore -, seguita da un intervento dei corni nella tonalità di si maggiore. Il solista entra su questa atmosfera sognante, realizzando un canto purissimo, che ricorda da vicino la temperie di certe melodie di Bellini (non a caso amatissimo da Chopin). A questo punto, si sviluppa un episodio in do diesis minore, che sarà ripreso dal solista nella tonalità di mi maggiore. Gli archi riprendono il tema iniziale, che è punteggiato da terzine cromatiche e arpeggi da parte del solista, prima della breve chiusa. Il conclusivo Rondò – in mi maggiore, preceduto da una pregnante introduzione orchestrale in do diesis minore – è costruito con due temi, il primo dei quali dal carattere danzante, il cui controsoggetto condurrà delicatamente verso il secondo tema, scandito da un ostinato dei violini sul pizzicato dei contrabbassi. Con abilissima maestria, Chopin fa riapparire il tema iniziale nella tonalità di mi bemolle maggiore, per ristabilire immediatamente la tonalità d’impianto che conduce alla gioiosa conclusione del pezzo. In sostanza, la libertà formale, l’essenziale struttura dell’accompagnamento orchestrale, l’arditezza di determinate modulazioni, non sono altro che ben precisi elementi atti a incarnare il personalissimo approccio di un genio alla forma del concerto per pianoforte e orchestra, alla luce di ciò che il giovane maestro allora conosceva e apprezzava.

Concerto per Pianoforte e Orchestra n.2 Op.21

Maestoso
II Larghetto
III Allegro vivace
Il Concerto n. 2 in fa minore per pianoforte e orchestra, op. 21 fu scritto tra la fine del 1829 e l’inizio del 1830 (dunque precede di qualche mese quello che è indicato come Conceno n. 1, op. 11) e fu presentato a Varsavia il 17 marzo 1830 da Chopin stesso, che lo scelse anche per il suo esordio parigino, il 26 febbraio 1832. È dedicato alla contessa Delphine Potocka: per sfatare una delle tante fantasticherie su Chopin, bisogna ricordare che, sulla base di alcune lettere ardenti e disinibite ma sicuramente apocrife, questa bellissima giovane aristocratica fu falsamente ritenuta un’amante di Chopin. Semmai la musa ispiratrice di questo Concerto fu Konstancja Gladkowska, studentessa di canto al conservatorio di Varsavia; di lei Chopin scriveva a un amico: «Forse, per mia sfortuna, ho trovato il mio ideale, a cui sono rimasto fedele, pur senza dirle una parola, per sei mesi; quella che sogno, a cui ho dedicato l’Adagio del mio Concerto…». E infatti Chopin si abbandona ad ardenti toni melodrammatici nella parte centrale dell’Adagio, ma nel resto del Concerto domina un tono elegante, malinconico, sognante, intimo.

Il primo movimento, Maestoso, inizia con un’ampia introduzione orchestrale, che presenta i due temi, dapprima con un andamento trattenuto, poi più energico e sincopato. Un piccolo motivo lirico dei legni prepara l’entrata fervida e maestosa del pianoforte, che espone i temi anticipati dall’orchestra: il primo è ampio ed esteso su ben cinque ottave, il secondo è più cantabile e sentimentale, ma anche riccamente ornato. Uno sviluppo di grandi dimensioni, che vede il predominio del pianoforte ma anche importanti interventi dell’orchestra, assicura il dinamismo del discorso, passando attraverso numerose modulazioni che trasportano i temi in lontane tonalità. La breve conclusione si basa sulla prima parte del tema principale.
Schumann e Liszt ammiravano molto il Larghetto, in un sereno la bemolle maggiore: qui Chopin si abbandona ad una cantabilità di gusto italiano, elegante, intima, tenera, sentimentale, arrichita da delicati arabeschi, che ricordano le fioriture dei grandi cantanti dell’epoca. Contrasta con questo tono sommesso il drammatico episodio centrale, con il tempestoso tremolo degli archi, la cupa scansione degli strumenti gravi, le interiezioni dei fiati, su cui il solista si lancia in frasi appassionate e veementi. L’Allegro vivace ritorria al fa minore. Secondo una tradizione che da Haydn arriva fino a Brahms, una danza popolare è la soluzione ideale per suggellare in modo colorito e trascinante un pezzo da concerto: Chopin, dopo un primo tema di volteggiante leggerezza, mette dunque in campo un caratteristico ritmo di mazurka, danza d’origine popolare che dalle campagne polacche era ormai approdata ai salotti. Vivaci segnali dei corni annunciano la stretta finale e, dopo una brillante cadenza del pianoforte, il Concerto si conclude in un Allegro in fa maggiore.

POST PRODUZIONE

FRYDERYK FRANCISZEK CHOPIN

Concerto per Pianoforte e Orchestra n.1 Op.11
Concerto per Pianoforte e Orchestra n.2 Op.21

Con il contributo dell’Istituto Polacco di Roma

Un ringraziamento speciale a:
Narodowy Instytut Fryderyka Chopina (The Fryderyk Chopin Institute)
Gran Priorato Sovrano Militare Ordine di Malta di Roma
Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma
Ministero della Cultura

Cast:

Stage Manager: Giovanni Del Monte
Pianoforte: Luigi Carroccia
Direttore D’Orchestra: Luigi Piovano
Orchestra delle Cento Città
Direttore Artistico: Eugenio Falanga

Team di produzione:

Produzione Esecutiva: Giovanni Del Monte
Coordinamento Artistico: Giovanni Del Monte
Coordinamento Tecnico Musicale e Archivio Storico: Natalie Gabrielli
Assist internazionale: Magdalena Vidlak Avolio
Segreteria di Produzione: Dr.ssa Sandra Cappello
Editing audio per la registrazione: Ing. Francesco Conversi
Reportage Fotografico e Produzione Grafica: Tommaso Sesti
Progetto e Coordinamento Editoriale: Eraclea Edizioni